La volta di Bob Dole e i Cannibal Corpse

A metà anni ’90, la Casa Bianca era contesa tra Bill Clinton e il senatore Bob Dole. Tra le questioni della campagna elettorale venne sollevata quella della cultura popolare nazionale che stava assumendo una piega “pericolosa” per la morale pubblica. Per un politico conservatore come Dole, questo tipo di riflessione è più che normale, ma mai nessuno si sarebbe aspettato di vedere il senatore scagliarsi direttamente contro i Cannibal Corpse in una conferenza pubblica definendoli un pericolo per la nazione.

I Cannibal Corpse li conosciamo tutti si?

Conosciamo tutti i Cannibal Corpse. Pionieri assoluti del Death Metal celebri per il loro stile inconfondibile e per l’immaginario splatter degli artwork e dei testi. Una di quelle tappe obbligate di chiunque ascolti musica estrema. E’ certo che l’mmaginario usato dalla band non sia tra i più politicamente corretti. D’altronde a metà anni ’90 c’era da aspettarsi un po’ di indignazione per brani come Entrails Ripped from a Virgin’s Cunt (Viscere strappate dalla figa di una vergine), Fucked with a Knife (Fottuta con un coltello) e Necropedophile (Necropedofilo), solo per citarne alcuni. All’epoca i Cannibal Corpse erano (e sono) tra gli esponenti di punta del genere, la cui popolarità in crescita li portò addirittura sul set di Ace Ventura. Ma il Death Metal è pur sempre musica estrema e come tale non è destinata al grande pubblico. Popolare negli ambienti giusti, ma sconosciuta alla grande massa.

Grazie senatore

Ma ora immagina di avere una band Death Metal semipopolare come questa e di svegliarti una mattina scoprendo che uno dei concorrenti alle elezioni americane ha parlato di te. Immagina una conferenza pubblica destinata a milioni di elettori statunitensi conservatori in cui un politico autorevole ricorre alla pubblica umiliazione per accusare il tuo progetto di minare la pubblica decenza. In tutto ciò tu non sai nulla. Quando questo accade, le cose in genere sono due: o l’industria musicale ti fa fuori, forse per timore di ripercussioni negative, o succede l’esatto contrario.

In quella conferenza, che potete guardare a questo link, Bob Dole non risparmiò nessuno. Attaccò la band assieme rapper e industria cinematografica. E’ servito a qualcosa? Beh, la storia della band e del rap ci hanno già dato la risposta. Il gruppo non ricevette gli effetti nefasti sperati dal public shaming, ma una pubblicità enorme e soprattutto gratuita a reti unificate. Un fatto per il quale la band ringrazierà per sempre il senatore. Il bassista Alex Webster a tal proposito disse: “E’ stato un onore in un certo senso. Siamo felici di essere riusciti ad attirare la loro attenzione.”.

L’inutilità del public shaming

Certo, è inutile. L’arte è arte e una canzone dal forte contenuto non fa niente di diverso da quello che fa un film horror o un pittore rinascimentale. Per citare il cantante George Fisher: “È arte, guardatela solo come arte. Sì, è disgustosa… ma andate al Vaticano e guardate qualche opera d’arte. Quelle sono reali, rappresentano qualcosa che è reale, che potrebbe succedere. Questo artwork, ovvio, non sarà mai reale… non spunteranno mai mostri fuori dai corpi della gente

Vale la pena soffermarsi su quest’aspetto. In questa vicenda, si vide sgretolare quel sistema occidentale moralista di facciata, per altro trainato dalla politica stessa. Quel sistema di valori che si scandalizza per le canzoni (e per molto meno), ma che finanzia con disinvoltura massacri di civili, colpi di stato e genocidi in tutto il mondo. Questo non scandalizza nessuno, ma una manciata di canzoni si e, in un certo senso, i Cannibal Corpse ce l’hanno fatto capire.

Dio benedica il metal estremo.

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