Inner Circle: un album cult del rapper DubZenStep

Se c’è un album difficilmente inseribile in una categoria precisa, quello è senza dubbio Inner Circle del rapper DubZenStep. Non è l’album per il classico b-boy e neppure per il metallaro ortodosso. E’ un disco con un sound tutto suo, fatto per una piccola nicchia di ascoltatori che lo definiscono un cult.

Chi è DubZenStep?

DubZenStep è un rapper sardo, unico membro della one-man-band omonima nata nel 2012. Non ci sono molte informazioni reperibili online riguardo al progetto. E’ nato inizialmente come progetto di musica elettronica e in seguito si è evoluto inglobando numerosi generi, dall‘hardcore/horrorcore rap sino al black metal. Il sound è un crossover peculiare che lo rende un progetto slacciato da qualsiasi scena. Il suo genere è un sincretismo di generi difficilmente collocabile in una categoria specifica.

E’ un progetto totalmente indipendente e autoprodotto, dalla composizione sino alla registrazione dei brani. DubZenStep all’attivo il suo primo EP The Suicide Box e l’album Inner Circle di cui parleremo in questo articolo.

Inner Circle: l’album

E’ un album di 8 tracce le cui parti strumentali dei brani presentano pesanti e varie influenze metal che si intrecciano col beatmaking e con un cantato hardcore rap.

Il songwriting di quest’album è altamente tecnico e verte su uno storytelling raffinato. I testi seguono una narrativa grottesca e parlano di cronaca nera, esoterismo, disagio interiore, depressione e problematiche reali che affliggono il contesto in cui il lavoro è stato concepito. L’album include pesanti riferimenti alla Sardegna antica, sia nei testi che nelle sonorità. Accabadora, la traccia di apertura del disco, è un brano che descrive la figura femminile più oscura e ancestrale della Sardegna. Le parti musicali del brano incorporano elementi di canto gutturale tradizionale sardo a cui si intrecciano chitarre pesanti e riff metal taglienti.

E’ un lavoro con numerose influenze, dall’alternative metal di Mr. No-Name e Black Mirror, a quelle presenti in Brenda, in cui si incontrano batterie trap, un ritornello che ricorda L’Esangue Deborah dei Marlene Kuntz e un finale post-rock in cui si intravedono i Tortoise. Il disco evolve istericamente nel Black Metal nelle tracce scritte in sardo logudorese Præphica, il cui intro ricorda vagamente Danse Macabre dei Celtic Frost, e la traccia con rimandi drone Ultimas Pregadorìas.

Julia

Una delle tracce più raffinate del disco è Julia, che racconta il processo realmente accaduto di Julia Carta, uno dei più importanti e interessanti dell’inquisizione spagnola in Sardegna. E’ uno storytelling ricercato che intende ripercorrere in qualche verso la sua vita, il suo processo, la carcerazione e le suggestioni legate alla storia.

Inner Circle: il nostro parere

Nel panorama italiano difficilmente si trovano lavori così spinti ed originali. E’ senza dubbio un disco dal sound grezzo e autoprodotto, ma allo stesso tempo curato e ricercato nei dettagli in cui sentono ore ed ore di ascolto attento di diversi generi musicali. E’ un evoluzione del suo predecessore The Suicide Box, l’EP d’esordio che presenta la stesso marchio di fabbrica. Ne consigliamo l’ascolto.

Contatti

Potete trovare e seguire l’artista su FacebookInstagram e YouTube.

Copertina di Inner Circle

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